Il tempo sarà anche una convenzione,
un salto in un istante durato non so quanto.
Rivederla e lasciare che le parole parlino di noi,
trattenendo le lacrime per non ricordare ciò che fa male.
E il liquido alcolico che lascia aloni nel bicchiere,
che a tratti ipnotizziamo nella concentrazione di un evento,
che ci riporta indietro nel tempo
e il dolore ipnotizza i nostri occhi nel girare il nettare tra le mani,
sperando che quello che diciamo sia solo immaginazione.
Lasciare che altro prenda il sopravvento
in questi Outlet di svendita di eventi,
di affetti,
di fughe,
nascosti all'ombra di quel nulla
che abbiamo sempre "rifiutato",
ma da cui ci siamo lasciati avvolgere.
E le parole cavalcano il tempo.
E' tardi.
Devo andare.
Eppure mi chiede di restare,
per non lasciarla coi suoi spettri.
Rimango.
In questo momento sono anche i miei.
E gli occhi staccano dal basso
per scivolare sulle nostre mani incrociate
e salire lungo la sua pelle bianca sino ai suoi smeraldi,
che spenti chiedono un pò di calore,
come se ne avessero dimenticato il ricordo,
come se il gelo di quel ghiaccio avesse bisogno di essere sciolto.
Lentamente i respiri si avvicinano,
sciogliendo le labbra,
che scivolano una dentro l'altra,
per stringersi in piccoli tocchi di sapore,
che colano quel freddo insitente sulla sua pelle,
a cui la stoffa lascia spazio,
su cui si scioglie il suo profumo
denso di sapore acerbo che sa di antico,
amaro come cioccolato fondente,
che la lingua rende miele.
Si lascia andare a quelle carezze dimenticate da tempo,
come il tronco di un salice
che si piega al vento,
a cui si aggrappa quasi spezzando le unghie,
a cui dona il suo sapore,
lasciandolo entrare.
Due corpi appoggiati sul letto,
carne su carne,
mentre la punta del seno
riga il mio torace,
per raccogliere quell'attimo di pace,
tra le foglie verdi di un pero,
dai frutti maturi.
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