Sicuramente non è il motivo per il quale non mi sono mai girato per guardare indietro, seguendo il mio cammino, a volte corsa, altre piu lento.
Pero la unica volta che l'ho fatto ho visto la strage e ho cominciato a cadere.
Si è fermato il vento e niente poteva sostenermi, ne io cercavo nulla a cui aggrapparmi, torturandomi il cervello.
Non c'erano piu lame per tagliare, cacciavo il mio "di meglio da fare", implodendo in me stesso, senza lasciare uno spiraglio a nessuno per guardare dentro.
Il nero si era trasformato in buio e il silenzio in afonia.
Pero tutto questo è già passato e di nuovo ricomincio il mio cammino e seguirò senza voltarmi.
Certo della mia meta , allontano i passi da un paese, che mi sta ospitando e che non sento più mio, di cui ne ho fatto parte, ma rimarrà tra i corpi della strage.
Scrollo le spalle lasciando che mi scivoli tutto addosso di nuovo,
l'abitudine al dolore diventa forza, la mia addizione alla passione si è fatta forte, ha trovato un porto da dove non salperà più.
Perchè sono abituato a lottare per ciò che voglio e se mi vesto di nuovo della mia sicurezza, della mia presunzione, della mia libertà, dell'eterno legame a chi ha saputo vedere nel buio e allungarmi una mano, nel rispetto non calpesto i corpi inermi della mia strage, li scanso lasciando a loro la scelta di rialzarsi.
Ho buttato le mie ferite sanguinanti, facendole girare sulle dita della mano, soffiandole contro vento, perchè per un'ultima volta potessero carezzarmi.


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