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martedì 29 aprile 2014

Questo sono io

 

In effetti essere stupido mi avrebbe facilitato molto le cose,far credere di esserlo le ha rese piú attraenti.
Non esserlo,mi ha reso spietato.
 A volte è l'odore, che riesce a farmi girare gli occhi alla ricerca di qualcosa che è dentro di me, stampata in me e so che non se ne può andare.
 
Altre volte il sapore, lo rincorro sulle mie labbra, sulla mia pelle,chiudo gli occhi al buio per annullare ogni spiraglio e contorno con le dita il tuo corpo, sentendomi tagliare l'anima.
 Sono curioso, mi piace vivere, ascoltare, non accettare nulla per dato, osservare,presuntuoso, egoista, bastiancontrario,totalmente intollerante,capire, intendere, perdermi nei miei gironi e soprattutto decidere da solo qualsiasi cosa che voglia fare.
Penso che quei semi,intendo quelli delle proprie decisioni, che poi germogliano e poi crescono e fioriscono a volte in meravigliose corolle colorate da petali vellutati e a volte solo steli di spine,no siano altro che il segno dei miei instancabili passi.
Sempre avanti nella consapevolezza di essere miei,senza l'assurditá dei rimpianti, dei rimorsi, perché nella mia totale presunzione so,che col poi non si fa ieri,puó aiutarmi a fare l'adesso ,potrá essere completamente diverso domani.
Non ho anguli bui in cui io non possa vedere,che non voglia vedere,sono ció che amo,ció che mi affascina.Io non ho paura di essere.
Peró ammetto che mi sono dimenticato un particolare-sorriso lievemente irreverente-Sono anche molto impaziente e sinceramente prima di salutarvi voglio porvi una domanda.
Se dovessimo rivederci, mi provate a spiegare cosa sono i sensi di colpa?Non li conosco.
Sorriso totalmente irreverente:
-Io sono innocente!-

martedì 22 aprile 2014

Il silenzio



E il silenzio ritorna a prendere forma, così come il buio la sua melodia.
Indosso i vestiti ,che avete confezionato per me, sorridendo di sfida , snocciolando i bottoni tre le mie dita, come schiocchi di frusta, che dominano i miei demoni.
Mi calzano a pennello.
Seguo i mie passi sulla mia non ombra.
Non verrete soddisfatti dal saperne il loro peso e non vi avvicinate per provarlo.
Nero dipingeva la pelle seguendo i contorni dell'anima.
Io la graffio.

Non voglio smettere


Finchè rimarrai a farti avvolgere dall'assoluta convenienza nella quale sei stato educato e ne aprofitterai a tuo vantaggio e vestirai le menzogne di cui io non sono parte anche se sono l'accusato, non ti rimarranno che di me solo i contorni a cui vuoi somigliare,
stampati come una sacra sindone ,che di sacro non ha nulla.
Nella confusione in cui  io ti ho lasciato, scegliendo di appoggiarti nel limbo del non dubbio su chi fosse l'uomo nero, aspirando all'irriverenza senza l'ammissione di colpa, a quella santificazione che ti è stata mostrata, nascondendo una parte come se non fosse mai vissuta, come se io sia stato l'artefice di me stesso e dell'altra parte.




Assumerai un volto cercando di riempire un vuoto , che ancora non comprendi, che non vuoi essere capace di ascoltare. Purtroppo hai assorbito la pretesa che sia tutto dovuto e non ci sia un contrappasso ad ogni scelta, ad ogni azione e quando si scivola c'è sempre qualcuno che ti fa lo sgambetto, che si perde tra la nebbia del falso opportunismo, che non è quello di godere di tutto cio che si puo cogliendo i meriti e scaricando le colpe, è quello di crearsi le opportunità.
Ma questo non potrai saperlo, perchè continui a guardare attraverso un vuoto che non vuoi mettere a fuoco, annaspando su te stesso, con la scusa dell'età e della merda di pensiero comune che il carattere si forma col tempo, quando in realtà puoi modificarlo, nasconderlo, sopirlo, ma quello che già hai è quello che ti accompagnerà fino alla fine e negarsi è quello che crea le depressioni sorridenti di false stime.

Allora rischierai anche tu di riempire quel vuoto, con quello che ci vorresti vedere, scansando le parole che hai già ascoltato e che hai sotterrato dove speri di non ritrovarle, lo riempirai con quello che avresti voluto che fosse. 
Che fosse per te.
 Portando avanti l'umano egoismo presente in tutti  noi e non ammettendo quello degli altri. Continuerai a nascondere le colpe dietro l'uomo nero e godere delle lodi innalzandoti sulla punta dei piedi, per sentirti più in alto, continuando a farti rimpiangere e compatire.
Avrai la pelle rigata da segni a cui hai voluto cedere, scansando le cicatrici , che mai hanno avuto la pretesa di essere il giusto, ma se non le assaggi non ne conosci il sapore. 



Dimmi qualcosa che non so!

Allora potrai riempire quel vuoto con te stesso.

A me è successo e non voglio smettere

martedì 28 gennaio 2014

crescere

Crescere insieme non è per forza farlo insieme.
Questo legame del branco che ci unisce, la necessità della serenità dell'altro, il bisogno di sfiorarsi col pensiero, come la lingua cerca il nostro sapore per lasciarci il suo.
E le sensazioni rimangono unite in un abbraccio dei nostri corpi piegati uno nell'altro.
Anche se non tutti saranno in grado di comprendere,
noi sappiamo che non possiamo ne vogliamo evitarlo.






Accovacciato ai piedi della scala guardandoti salire questi gradini scivolosi, sostendo il tuo passo nel silenzio,pronto a raccoglierti se dovessi cadere.

....YO PUEDO SER SOLO SI TU ESTAS..........


No necesitan mas palabras ,
cuando sabemos que nada y tampoco nadie 
puede quitarnos lo que hemos estado, lo que somos,
por que queda marcado en nuestra piel, 
en nuestra alma
que

"..Yo puedo ser solo si tu estas....."
y es eternidad.
No se cuanto
 tiempo pasarà por que yo pueda tenerte de nuevo entre mi brazos.
Lo que se es que estarè siempre en ti, como tu estaras siempre en mi.
Estarè siempre por ti.


Hasta siempre.
Y nada mas importa.

Io non lascio traccia



Sicuramente non è il motivo per il quale non mi sono mai girato per guardare indietro, seguendo il mio cammino, a volte corsa, altre piu lento.
Pero la unica volta che l'ho fatto ho visto la strage e ho cominciato a cadere.
Si è fermato il vento e niente poteva sostenermi, ne io cercavo nulla a cui aggrapparmi, torturandomi il cervello.
Non c'erano piu lame per tagliare, cacciavo  il mio "di meglio da fare", implodendo in me stesso, senza lasciare uno spiraglio a nessuno per guardare dentro.
Il nero si era trasformato in buio e il silenzio in afonia.




Pero tutto questo è già passato e di nuovo ricomincio il mio cammino e seguirò senza voltarmi.
Certo della mia meta , allontano i passi da un paese, che mi sta ospitando e che non sento più mio, di cui ne ho fatto parte, ma rimarrà tra i corpi della strage.
Scrollo le spalle lasciando che mi scivoli tutto addosso di nuovo,
l'abitudine al dolore diventa forza, la mia addizione alla passione si è fatta forte, ha trovato un porto da dove non salperà più.
Perchè sono abituato a lottare per ciò che voglio e se mi vesto di nuovo della mia sicurezza, della mia presunzione, della mia libertà, dell'eterno legame a chi ha saputo vedere nel buio e allungarmi una mano, nel rispetto non calpesto i corpi inermi della mia strage, li scanso lasciando a loro la scelta di rialzarsi.




Ho buttato le mie ferite sanguinanti, facendole girare sulle dita della mano, soffiandole contro vento, perchè per un'ultima volta potessero carezzarmi.

sabato 28 dicembre 2013

Era...è

Era,già era produce una malinconia,un ricordo,una piccola ferita che non si rimargina,un ombra che mi segue continuamente,un fragore di qualcosa che si rompe,di cocci che ne producono altri.
Comunque dicevo :era sospesa tra un mondo che sembrava fatato e un nero di perle che stridevano tra loro toccandosi,penetrando il loro rumore quasi a rigare i timpani di sangue.

La voce calma,in quel suo inglese perfetto,troppo perfetto perchè io a quel tempo capissi tutto.
Era bellissima.Quei lunghi capelli corvini lisci che cadevano sulle sue spalle,che contornavano un viso al sembrare lieto,il suo nasino perfetto,i suoi grandi e profondi occhi celesti che però nascondevano il nero dell'anima se non sapevi guardare.
Incantato dalla sua voce,perso da subito in lei.Non riuscivo a staccarle gli occhi di dosso.Sorrideva sapeva di piacere.Di piacermi.

Una cena veloce,la stanchezza del viaggio,ancora un pò di parole tra amici
Poi chiesi dove potevo dormire.Avevo notato il divano nella sala e già lo bramavo nella mia spossatezza.

Ancora una canna,l'erba di Kristhiania,un nome,una leggenda a quei tempi.
Peter e Sophie si ritirarono nelle loro stanze.

La mia compagna di viaggio li seguì.
Io avevo quel sorriso ebete sulla faccia,che fosse la stanchezza era solo una scusa,la ganja di Kristiania era buona.
Mi sedetti sul divano testandolo,godendo già del mi
o riposo quando lei mi si avvicinò e mi prese per mano.
Entrammo nella sua stanza.Non sapevo dove guardare,
manifesti appesi ovunque,pagine di fanzines incollate alle pareti,un ordine quasi stonato dentro quella camera che sembrava cancellare ogni suono esterno,come entrare in un mondo parallelo.Sembrava ogni cosa avesse una vita sua,la ganja continuava il suo viaggio nel mio.
Mi mostrò il letto,l'unico nella stanza.Una piazza e mezzo.La guardai.Non capivo,ma non mi lamentavo sicuramente,temendo che 
aver fumato mi stesse facendo sognare.Andai al bagno,feci una doccia veloce.
Mi rivestii e tornai nella camera.
Lei era là nel letto spuntava il suo angelico viso e la maglietta bianca con una stampa di un serpente.Timido,mi infilai nel letto,semi
vestito,contrario alle mie usanze.Dormo sempre nudo.
Continuammo a parlare un pò,con difficoltà al principio,poi man mano il mio inglese prendeva corpo e significato.

"Goodnight Mona"
"Goodnight Francooo"

La luce si spense,per dare spettacolo allla finestra sul tetto,da dove giungeva la luce rossastra di un cielo che mai diventa nero d'estate,di un buio solare.Ero incantato.

Sentii le sue mani massaggiarmi le spalle.Il loro calore mi distendeva la stanchezza,come se fosse assorbita.Mi chiese di girarmi,ma io ero troppo incantato da quel cielo e da lei.Le sue mani scesero lungo le mie braccia,incontrando le mie.Le strinsi.Si accostò ancora di più a me e mentre accarezzava la mia pancia le nostre labbra si incontrarono.Fu un bacio calmo,profondo.Le accarezzavo la nuca mentre lei mi toglieva lentamente i pochi vestiti rimasti.Sentivo il suo collo accalorarsi e il mio corpo pure.Fremevamo e i baci diventarono di pas
sione.La sua maglietta alzandosi scoprì i suoi seni,bianchi con i capezzoli rosa,turgidi.Li accarezzai,sentendola tremare,li baciai,li feci penetrare tra le mie labbra mentre le toglievo le mutandine.
Afferrò il mio sesso indurito muovendo le sue mani.Mi attirò ase.Le fui sopra,le fui dentro.Non so dire quanto durò ma il piacere durò alungo fino ad esplodere sulla sua pancia,mentre le nostre labbra erano unite.Abbracciati ci raggiunse il sonno.
Poco prima dell'alba riaprii gli occhi e mi accorsi che era sveglia,appoggiata al mio petto.Un bacio e cominciò a raccontarmi di lei,lentamente in modo che potessi capire.Del suo passato,del suo presente.
Dei disagi di una rgazzina ancora quattordicenne col percorso obbligato per andare a scuola.Accusata di terrorismo.A ragione.Di un amore crollato in mille pezzi irr
ecuperabile,del suo odio verso il mondo.Era più grande di me,di poco.
Stavolta si addormentò prima lei,come spossata dal racconto.Io la seguii.
Morfeo mi restituì alla tarda mattinata.Un risveglio anche quell
o fatato ,la terra di Andersen manteneva le sue tradizioni.Un suono malinconico,dolce di un pianoforte.
Era.


Era è l'inizio di un qualcosa,che ho iniziato tante volte e mai finito.Era è.